Fiera della Frecagnola

 

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Paese dell’entroterra Cilentano che conta circa 1100 abitanti. Si narra che sorga sulle macerie dell’antica Tolve, come sostiene lo scrittore locale Pietro Carbone nel suo libro “Tolve storia o leggenda”. Tolve era un accampamento abitato dalle famiglie della guarnigione del Frourion di Civitella, avamposto di Velia, che controllava il Passo Alfa, una delle Vie del Sale che passava a sinistra della Civitella e a destra dell’attuale Paese, e conduceva al Vallo di Diano. L’altra Via del Sale era quella che, attraverso il Passo Beta, tra Monte Scuro e Monte Gelbison, conduceva alla Valle del Tanagro.                                                     Cannalonga, sita alle pendici Nord-Ovest del Monte Gelbison, dista dal mare di Velia una ventina di KM. Per tre lati è circondata dalle montagne, e l’unica strada di collegamento a Ovest è la provinciale che conduce ad Angellara e quindi a Vallo della Lucania o a Moio della Civitella. Questo secolare isolamento ha mantenuto vive le tradizioni e la buona cucina, che usa solo prodotti locali e genuini, e consolidato uno spiccato senso dell’ospitalità.Ne è conferma la straordinaria affluenza di visitatori (40.000/50.000 presenze ogni anno) che da secoli affollano le strette vie del Paese per gustare le bontà gastronomiche in occasione della rinomata “Fiera della Frecagnola”. Sono varie le ipotesi sul significato di tale appellativo che deriva sicuramente dai termini: fregare, fregatura. Probabilmente il nome è dovuto all’usanza dei Baroni di Novi di reclutare soldati forzosamente tra quegli aitanti giovani che, numerosi, da siti lontani conducevano greggi e merci alla Fiera, riportando come conseguenza il disappunto dei familiari quando venivano messi al corrente dell’arruolamento e, nell’apprendere d’esser stati “fregati”, imprecavano per la perdita di quelle utili braccia.“Fregatura” anche per coloro che, dopo giorni di viaggio, mancavano il giorno esatto all’appuntamento con la Fiera,poiché i Duchi di Cannalonga (per evitare il graduale spopolamento che questa leva forzosa causava) disposero che il mercato si tenesse non in un giorno fisso, ma secondo le date concordate con gli operatori del settore in base alle esigenze di quest’ultimi. I Duchi fissarono, in definitiva, l’appuntamento nel “sabato che precede la seconda domenica di settembre”.Effettivamente data originale e un po’ ambigua, che contribuisce ancora di più a rimarcare l’unicità della Fiera della Frecagnola che si presenta come mercato omnicomprensivo di merci e bestiame il sabato mattina, e come festival della gastronomia genuina dal mercoledì antecedente alla domenica successiva.La tradizione enogastronomica della Fiera della Frecagnola si basa su prodotti tipici del territorio; tra gli altri:  “Bollito di capra”, “Caso re quaglio”, “Fusiddi con castrato”, “Vicciddi cche patane”, tutte specialità da annegare in un vinello locale, un po’ aspro come le montagne circostanti, ma genuino e leggero.