Storia di Cannalonga

Cannalonga, la storia in un trionfo di natura

Cannalonga è un centro agricolo, a 550 metri d’altitudine, dalle origini antichissime. Alle falde del Gelbison e di fronte al mare di Velia, gode di una posizione geografica eccezionale. Il paesaggio è di incomparabile bellezza: vaste radure di macchia mediterranea e poi, salendo in quota, i secolari castagneti, le grandi faggete, le sorgenti ed i laghi Carmine e Nocellito. Ma trascorrere una giornata a Cannalonga non è solo un’immersione nella natura. E’, infatti, anche un viaggio indietro nel tempo, alla scoperta di antiche tradizioni e di tracce artistiche di un passato non ancora cancellato dai secoli, che riaffiora qua e lá, passeggiando nelle stradine del paese.br • L’antico borgo racchiude una magnifica piazza su cui si affaccia il palazzo ducale con le sue torri e con il suo cortile ricco di affreschi e statue marmoree. br • Presumibilmente fondata dagli abitanti di Civitella intorno al IX-X secolo, la tradizione le attribuisce il nome originario di Tolve, dal latino terra ulvae o terra dell’ulva, pianta palustre che evidentemente coesisteva ai canneti cui fa riferimento il nome attuale del paese.br • Cannalonga assunse grande importanza intorno al 1450 perché sede di un grande mercato settembrino, la Fiera di Santa Lucia, che si tiene tuttora e che ancora richiama tantissimi curiosi da tutta la provincia e non solo.br • Ma la fama del piccolo centro è dovuta soprattutto al fatto di essere stata sede del Banco della Giustizia che, dal 1546, ebbe giurisdizione su gran parte del Cilento montano.br • La terra di Cannalonga andò in dote al nobile di origine spagnola Don Toribio Alfonso Mogrovejo nell’anno 1680.Il membro più illustre della nobile famiglia fu Toribio, arcivescovo di Lima e Primate del Perú che, morto nel 1680 fu beatificato e divenne il Santo Patrono del paese. La ricorrenza viene ancora festeggiata ogni anno il 23 marzo. Cannalonga, diventato comune autonomo nel 1806, dal 1928 al 1946, fu temporaneamente aggregata a Vallo della Lucania. br • Addentrandosi nel centro abitato, il cuore del paese è costituito dalla piazza centrale, dove si affacciano la Chiesa di Santa Lucia, che presenta un portale cinquecentesco, ed il possente Palazzo Mongrovejio. Oggi l’ultima discendente dei Mongrovvejio abita ancora nel Palazzo ducale, splendente nella sua struttura architettonica, ristrutturata ed ampliata nell’800. Ma è la struttura architettonica, appariscente per la sua mole, di palazzo Torrusio a destare l’interesse maggiore, dopo aver svoltato per un vicolo che finisce diritto in piazza e aver varcato l’arco d’ingresso che unisce le due ali dell’attuale costruzione. Un’imponenza che colpisce l’occhio e che testimonia ancora oggi il nobile passato del paese.

Il primo elemento del toponimo ha una probabile origine agrimensoria: indicherebbe una misura di lunghezza variabile da luogo a luogo e deriverebbe da canna, ‘fusto della pianta’, che serviva come strumento di misura. Il borgo sorse intorno al Mille e fece parte dello stato di Novi fino a quando, nel 1452, fu donato dall’allora signore del luogo Giovanni Antonio Marzano a Giovanni Antonio Martirano. Nel 1572 il feudo fu acquistato da Giovan Battista Farao di Cuccaro, alla cui famiglia rimase fino alla morte di Scipione Farao, che lo diede in dono a Vincenzo Macedonio. Il territorio tornò quindi in mano dei Farao per poi passare a don Toribio Alfonso Mogrovese, la cui famiglia lo tenne fino al 1806, quando fu decretata l’abolizione del feudalesimo. Il comune raggiunse l’attuale assetto territoriale nel 1946, allorché conquistò l’autonomia amministrativa da Vallo della Lucania, cui era stato aggregato nel 1928. Nel centro storico attraggono l’attenzione il cinquecentesco palazzo ducale, palazzo Torrusio, costruito sui resti di casa De Ticchio, e piazza del Popolo, chiamata in origine “orto dei monaci” perché dipendente dal contiguo monastero.

Cannalonga fu edificata – quasi certamente – dagli abitanti di Civitella intorno al 1000. Appartenne allo Stato di Novi fino al 1452 quando Giovanni Antonio Marzano, signore di Novi, donò il casale a Giovanni Antonio Martirano. In seguito il feudo passò ai duchi di Monteleone, divenuti signori di Novi. Cannalonga ebbe notevole importanza a partire dalla metà del secolo XV per merito della Fiera di Santa Lucia, un grande mercato che tuttora vi si tiene ogni anno a settembre; ma la sua importanza crebbe ancor più durante il secolo successivo, poiché il Banco della Giustizia di cui era sede, ebbe giurisdizione su gran parte del Cilento montano. Nel 1572 il feudo di Cannalonga fu acquistato da Giovan Battista Farao di Cuccaro (facoltoso segretario del Duca Camillo Pignatelli Junior), la cui famiglia lo tenne in signoria fino alla morte di Scipione Farao. Questi lo donò a Vincenzo Macedonio, barone di Cannalonga. Nel 1680 il feudo fu ricomprato da Don Filippo Farao il quale, avendo dato in sposa la figlia Maria a Don Toribio Alfonso Mongrovejo, nobile di origine spagnola, le assegnò come dote le terrre di Cannalonga. Il più illustre fra i membri della nobile famiglia Mongrovejo fu Toribio di Lima, arcivescovo della città latinoamericana e Primate della Chiesa del Perú. Questi morì nel 1680, fu canonizzato e divenne il Santo Patrono del Paese e dei vescovi della Chiesa latinoamericana. I Mogrovejo riuscirono ad elevare il feudo di Cannalonga a ducato con l’aiuto di una vendita fittizia a tal don Giacinto Falletti che nel 1713 si fregiò del titolo di Duca di Cannalonga (e nello stesso anno acquistò anche il feudo di Sicignano degli Alburni). Nel 1738 in onore di suo zio il Mogrovejo favorì San Toribio come santo protettore in sostituzione di S. Onofrio fino ad allora Santo patrono di Cannalonga da tempi remoti. Nel 1756 il Barone don Toribio Mogrovejo in virtù del fatto che Cannalonga era già ducato ottenne dal Re la concessione ufficiale di Ducato e la sua investitura a Duca considerando anche le sue nobili discendenze e i meriti acquisiti dalla sua famiglia in 900 anni di fedeltà alla Reale Casa di Spagna. Il Palazzo baronale è stato ristrutturato ed ampliato nell’800. L’edificio, risalente al secolo XVI, è munito di torri e di un cortile ricco di affreschi e statue di marmo della dinastia. Ma è la struttura architettonica, appariscente per la sua mole, di palazzo Torrusio a destare l’interesse maggiore, dopo aver svoltato per un vicolo che finisce diritto in piazza e aver varcato l’arco d’ingresso che unisce le due ali dell’attuale costruzione. Un’imponenza che colpisce l’occhio e che testimonia ancora oggi il nobile passato del paese. Costruito sui resti di casa De Ticchio, fu dimora del vescovo Vincenzo Torrusio, plenipotenziario alla corte dei Borboni di Napoli.