Storia o leggenda di Tolve

Da scritti storici si testimonia che nel 1700 furono trovati in località “Tolve” nei pressi degli Scavi della Civitella alcuni oggetti antichissimi e tracce di muratura da far supporre con certezza la presenza in quella zona di un antico nucleo abitato. Purtroppo la scomparsa del toponimo Tolve ne impedisce la giusta ubicazione. Negli anni 70, gli scavi per la costruzione della Diga Carmine e Nocellito, portarono alla luce numerosi reperti di varie epoche in località Liberto, a 2 miglia a Nord-Est da Cannalonga e a 3 da Civitella. La tradizione orale tuttora tramandata vuole che qui sorgesse una città antichissima dal nome TOREVA (Tolve) che venne sepolta da una frana (forse lo stesso terremoto che distrusse Velia nel 500 d.C.), come affermato nel libro Storia e Leggenda di Tolve dello scrittore Pietro Carbone.
In ogni caso è notizia certa che l’attuale Cannalonga fu nucleo abitativo intorno al IX-X secolo. La valle tra i torrenti Carmine e Mennonia dove sorge l’abitato era l’ideale dal punto di vista climatico e strategico, riparata dai venti freddi dell’Est dalla catena montuosa del Gelbison e del Monte Falascuso e ai lati protetta dalle fortezze di Civitella e di Novi Velia. In queste condizioni si sviluppò un fiorente mercato di merci e di bestiame in origine denominato Mercato di S. Lucia, destinato nel corso dei secoli e fra alterne vicende ad assumere sempre maggiore importanza e ad arricchire economicamente e politicamente il Casale di Cannalonga. Nei primi secoli del I° millennio, Novi, anche se Baronia a tutti gli effetti con i suoi otto Casali non aveva ancora un Barone residente, il comando veniva di volta in volta acquisito dai nobili più facoltosi. Furono i De Ticchio che ressero le sorti del Casale fino agli inizi del 1400. Sui giganteschi ruderi del loro Palazzo fu costruito il Palazzo De Licteriis acquistato poi dal Vescovo Torrusio.
Il casale fece parte dello Stato di Novi fino al 1452, anno in cui il Barone di Novi G. A. Marzano lo rese suo feudo vassallo facendone dono ad un nobile Novese tal G. A. Martirano. Passata la Baronia di Novi ai Duchi di Monteleone, questi mostrarono il desiderio di riavere il casale ed il locale e redditizio Mercato di S. Lucia. Il figlio di G. A. Martirano, Giacomo, si fece pregio di donarlo al suo Signore D. Camillo Pignatelli nel 1522. Il figlio di questi Duca Ettore Pignatelli vendette il feudo con tutti i diritti, Tribunale della giustizia e giurisdizione sulle cause civili compresi e il Mercato a M. A. Valletta per duc. 1300 di cui 800 corrisposti e i restanti 500 permutati con la Terra di Angellara con la giurusdizione criminale. Nel 1572 G. Battista Farao facoltoso segretario del Duca Camillo Pignatelli Junior, comprò il Feudo di Cannalonga per 1000 duc. dal figlio del Valletta. Negli anni a seguire dimostrando lungimiranza e abilità amministrativa, riuscì a espandere e rendere il Casale completamente autonomo, economicamente forte e politicamente influente e quindi antagonista a Novi. Il suo erede, Barone Ettore Farao, si ritrovò in dote un ricco e potente Feudo che comprendeva oltre a Cannalonga i Casali di Rofrano, Laureana Cilento, S. Mauro La Bruca e la Terra di Angellara. I Farao fra alterne vicende ressero il Casale fino al 1680 anno in cui Maria Farao figlia unica e ultima discendente della stirpe dei Farao sposò don Toribio Mogrovejo figlio di un generale spagnolo e nipote di S. Toribio Mogrovejo vescovo di Lima. I Mogrovejo riuscirono ad elevare il Feudo di Cannalonga a ducato con l’aiuto di una vendita fittizia a tal don Giacinto Falletti che nel 1713 si fregiò del titolo di Duca di Cannalonga (e nello stesso anno acquistò anche il feudo di Sicignano degli Alburni). Nel 1738 in onore di suo zio il Mogrovejo favorì San Toribio come santo protettore in sostituzione di S. Onofrio fino ad allora Santo patrono di Cannalonga da tempi remoti..Nel 1756 il Barone don Toribio Mogrovejo in virtù del fatto che Cannalonga era già ducato ottenne dal Re la concessione ufficiale di Ducato e la sua investitura a Duca considerando anche le sue nobili discendenze e i meriti acquisiti dalla sua famiglia in 900 anni di fedeltà alla Reale Casa di Spagna. L’ultima discendente dei Mogrovejo abita ancora oggi nello splendido Palazzo Ducale che fu ristrutturato ed ampliato nell’800.